Laboratorio delle Arti 4 CFU, secondo semestre II anno per tutto i curricula di LMS Prof. armando gnisci
Il Laboratorio delle Arti muove da una poetica contemporanea dell'oltranza: come umanisti, anche se di formazione letteraria, dobbiamo educare noi stessi e gli altri a operare in mezzo al flusso artistico del mondo in cui viviamo, e non dal punto di vista di una arte particolare, andando oltre, quindi, la prospettiva della letteratura comparata tradizionale; dobbiamo quindi impadronirci del gusto interculturale a tutti i livelli e attraverso varie forme possibili; dobbiamo imparare a partecipare criticamente e produttivamente alla comunicazione del gusto e alla costruzione di opere di gusto; dobbiamo intendere tale competenza anche come una pratica di resistenza alla disumanità dell'oppressione sociale e della volgarità della spettacolarità di massa. Dobbiamo, infine, cercare nel lavoro didattico di costruire una compagnia che dia vita all'oltranza artistica e critica in una realtà accademica sempre più degradata. Una compagnia che possa anche perdurare, oltre. La via del laboratorio, quindi, è indicata da una premessa critica sullo studio del rapporto tra le arti in Occidente e dalla produzione di una messa in scena multipla (teatrale e cinematografica) del racconto di Raymond Carver, "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore". Un racconto attraversato dalle logiche dell'arte narrativa, ma anche da quelle del genere sessuale, della formazione del discorso, del "carattere nordamericano" e del confronto con il nostro europeo e da tanto altro ancora. Il racconto è scritto e letto (scrittore e lettore vanno insieme per Carver) come un testo in scena, un colloquio di narrazioni e di tratti dialoganti di due coppie insieme riunite. Il racconto sembra di essere già (di per sé, come è) trasformabile in attivazione teatrale e leggibile come una sceneggiatura. Il racconto tranquillamente spinge oltre se stesso e vuole essere assecondato attraverso le varie "traduzioni intersemiotiche". Proveremo a farlo.
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