Lettera aperta

                                                                                armando gnisci

                           Perché non posso assolutamente dirmi pacifista

      Il mio discorso può sembrare teorico. Non proseguo aggiungendo: “ma non lo è” per poi mostrare perché. Dico, invece, che ciò che il discorso sembra è propriamente ciò che esso è. Se sembra, ciò non significa che sembri altro da quello che dice, ma significa che sembra che sembri – in una parola: sembra – perché è un discorso. I discorsi sembrano; non possono far altro che sembrare. Questo che sto per fare sembra teorico, ma solo perché è un discorso. E sembra perché non può far altro che sembrare teorico A questo punto qualcuno dirà che se le cose stanno così, allora tutti i discorsi debbano sembrare-essere teorici. Anzi, qualcun altro, dotato di indole o di talento retorico o filosofico, perverrà ad una conclusione sintetica: che i discorsi sembrano teorici all’unisono. E cioè, che sembrareteorici è proprio nella loro natura di discorsi. Quindi, potremmo accordarci nel dire insieme che tra sembrare, teorico e discorso non v’è alcuna differenza, ma solo un’equazione precisa e compita, o addirittura una consustanzialità (la figura dell’equazione è di gran lunga preferibile, perché è più docile e meno, inutilmente, tecnica).
       Il senso comune non lo sa, ma è proprio esso che detiene questa rivoltante verità. Intendo che si immagini come “rivoltante” il movimento rotolante per terra dei cani che giocano per sottrarsi e attirarsi, all’unisono, contatti umani o di altri cani. Un divincolarsi e rivincolarsi giocoso, ma necessario e fiducioso, divertente e accostante, nonostante la sua sconvolgenza. Una rivoltante verità è una necessità che ti sguscia davanti agli occhi e per le mani, che si contorce senza delirio da una parte all’altra, naturalmente (qualunque cosa voglia dire questa parola). Tutto questo accade – è accaduto – quando sto per parlare di ciò che si dice della pace, vale a dire di pacifismo nei nostri tempi. Il discorso del pacifismo sembra ancor più teorico, essendo ideologico (teorico?) addirittura il suo stesso argomento (la pace). Qui, in effetti, faremo un discorso critico su di un discorso ideologico, vale a dire che faremo un discorso sul pacifismo, il discorso che osanna e promuove la pace

pacifismo

da qualche tempo, forse a partire dalle grandi manifestazioni che si tennero in tutto il mondo a favore della pace nel febbraio del 2003, per scongiurare la guerra preventiva della coalizione USA-UK contro l’Iraq, la comunicazione di massa chiama ormai il movimento altermondista, movimento pacifista; ovvero, di chi vuole che ci sia e si faccia la pace piuttosto che la guerra.  Questa faccenda ricorda un po’ il doppio nome etnico: il nome che un popolo dà a se stesso (magyar o inuit) e quello che gli danno i popoli vicini, più che altro nemici (ungheresi o esquimesi); estremo il caso del popolo apache, nome che significa “nemico” nella lingua degli indiani pueblo. Questa denominazione generale di pacifista è pregiudizialmente e volutamente falsa e produce equivoci di falsità. Perfino tra coloro che fanno parte del movimento. E così è lecito parlare, sia da fuori che da dentro il movimento, di frange o piccoli nuclei violenti e terroristici che lo inquinano. Il mondo capovolto dalla menzogna!
     Il movimento altermondista vuole che diventi possibile costruire insieme un altro mondo qui e da ora, visto che questo nel quale siamo capitati ad essere presenti in vita è il più ingiusto dei mondi globali che si sono fino ad ora – da pochi decenni, in fondo, siamo un mondo globale della specie e del pianeta; direi da dopo Hiroshima – susseguiti. Dentro il movimento dei movimenti altermondista c’è una frangia che invoca sopra ogni cosa la pace. Questo spezzone pacifista è ispirato dal verbo cattolico, e dalle altre varie prediche cristiane o buddiste, e dal moderatismo laico e riformista dei partiti che in Italia si chiamano del centro-sinistra (Prodi-Fassino). È gente che non vuole un mondo altro qui ed ora per i viventi, ma la pace – una utopia irrealistica – e soprattutto un altromondo che sta nel regno al di là di questo, dopo la morte di ognuno di noi, dove ognuno di noi avrà giustizia e ricompensa in cambio delle sofferenze terrene. Gli ex comunisti sono agnostici, rispetto a questa veduta ultraterrena, loro operano come la faccia-welfare del capitalismo. Il discorso billimenario del dio-uomo monoteista-figlio disceso tra noi a rivoltare la vecchia dottrina del padre troppo lontano, nonostante tutto, ispira, ispira ancora dove vuole. Un oltremondo che non è nemmeno un’utopia, ma una mera favola.

Movimento e monoteismo pacifista

      Il movimento altermondista non è pacifista e non può essere riconosciuto e identificato come tale. È altermondista. Perché non è tutto pacifista, e anche un po’ altermondista? Perché vuole la guerra? Idiozia della comunicazione di massa e della paideia della menzogna dei politici che di essa si serve (e chi dovrebbe servire, se no, la comunicazione di massa?). Chi non si riconosce nel pacifismo non è un boia violento, un infame terrorista, un esecrabile assassino ecc. Chi è altermondista nonpacifista dice – come dico io – che il pacifismo è una buona scemenza. “Scemenza” significa discorso-azione debole, mancante, deficiente e senza futuro. La specie umana si fa guerra da sempre, o meglio da quando c’è la storia. Non mi interessano i discorsi essenzialisti o “scientifici” sulle origini più o meno genetiche dell’aggressività. Parlo nella storia e nella condizione della mia propria natalemortale esistenza. La pace non è una dimensione o un livello della realtà, ma una figura del desiderio dei forti vestiti da deboli. Nella civiltà posseduta dalla tradizione cristiana essa significa “porgere l’altra guancia” e “ricevere giustizia da dio, nel regno di dio”, non ora non qui. Il capitalismo neoliberista è l’estrema unzione di questo destino. Chi non crede a questa favola, comune ai tre monoteismi di origine ebraica, chi non crede ai tre impostori: Mosè, Cristo e Maometto, che hanno fatto del monoteismo tre discorsi in tre libri santi, non sa che farsene del pacifismo. Del resto i tre monoteismi sono sempre stati pacifisti e guerrafondai allo stesso tempo. Soprattutto ormai l’ebraismo e l’islam: basta vedere quello che dicono e fanno Israele e il fondamentalismo armato dei mullah. Ma anche quello che dicono e che fanno Bush e Berlusconi: un portatore di dio e un unto di dio, entrambi giocatori professionisti di lusso e menzogne.

Movimento

     Che cosa dice, allora, chi va nel movimento come nonpacifista? Che conosco solo un popolo che non ha un esercito né guerriglieri e non ha mai fatto guerra ad altri popoli: quello dei Rom. Alla persecuzione generale e transecolare subita in tutti i mondi e perdurante, esso ha reagito con le armi di una resistenza inassimilabile e perenne, impenetrabile e scostante. Così noialtri, direi, dobbiamo trovare le strade degne del nostro tempo e delle nostre differenze, come fanno i contadini brasiliani e quelli indiani, o i maya del Chiapas o i mapuche del Cono Sud americano, i maori o i koori australiani (che noialtri europei continuiamo a chiamare, altro caso estremo del discorso, “aborigeni”). Solo che noi europei, dopo la morte di dio e del comunismo crediamo di essere il popolo eletto della giustizia-libertà-democrazia. Mentre non abbiamo ancora toccato la sponda della terra del nostro “rimosso-rimorso”.
      Chi sta dalla parte degli oppressi e contro la violenza e l’ingiustizia verso la specie e verso il pianeta non può che resistere e ribellarsi. E produrre una grande e nuova controcultura plurale e globale. Le fandonie del discorso della pace lasciamole ai preti assurdi e ai politici osceni che ci governano. Con il potere delle loro ricchezze e delle armi.


                                                                                                          armando gnisci